La vicenda della “Concordia” è argomento di quasi tutte le conversazioni di questi giorni. In questi sede non si vuole assolutamente entrare nel merito di questa tragicissima vicenda. Si vuole però segnalare un ragionamento che ci pare importante e che, se non sbagliamo, nessuno ha affrontato: è giusto costruire navi così?
Lo riprendiamo da “La bussola quotidiana” di due giorni fa’, ed è di Giorgio Maria Carbone.
È trascorsa più di una settimana dal disastro della motonave Concordia, incagliatasi tra gli scogli del fondale marino dell’isola del Giglio. Sono stati giorni di bilanci, di resoconti per ricostruire i minimi dettagli del disastro e individuare le responsabilità umane. Al di là del gravissimo e colpevole errore umano facilmente imputabile, questo disastro dimostra di fatto che la normativa europea sulla sicurezza a bordo di navi così gigantesche non è stata sufficiente per il banale motivo che il natante ospita troppe persone. Come è possibile evacuare in poche ore 4.000 o 5.000 persone? Con la metà delle scialuppe disponibili, perché l’altra metà caso mai sono inservibili a causa del ribaltamento della nave. Non sarebbe stato meglio prevedere degli scivoli? Che avrebbero consentito un’evacuazione più rapida e sicura.
Tanti sono gli interrogativi che emergono. Ma uno è di capitale importanza. Ed è a monte del disastro: progettare e costruire motonavi di questa capienza è eticamente accettabile? Sono imbarcazioni a misura d’uomo? Gestibili facilmente? La progettazione di queste navi è per l’uomo? Detto in altri termini: qual è la logica, la ratio che sottostà a tali progetti?
Certamente si tratta di navi pensate per far trascorrere il tempo, una o due settimane, in modo piacevole ai numerosissimi passeggeri. Ammettiamo anche che si tratti di viaggi di piacere e di gioco, tralasciando altri particolari censurabili. Ma qual è il vantaggio di concentrare in così pochi metri cubi migliaia di persone? Clienti-viaggiatori, personale di bordo e di servizio, con una densità per metro quadrato che supera quella di Hong-Kong o del comune italiano di Portici. Il vantaggio sicuro è l’abbattimento dei costi ordinari di gestione della nave, del personale e della traversata. Tutto però a discapito della sicurezza, della tutela dell’integrità fisica e della salute di chi è salito a bordo.
Queste gigantesche navi da crociera (si guardi: qui, ndr) dimostrano ancora una volta che quando l’uomo ideatore, finanziatore, costruttore o proprietario, ha come obiettivo principale, se non esclusivo, la crescita esponenziale del profitto, allora non avrà alcuno scrupolo nel mettere a rischio l’esistenza fisica dei suoi simili. La ricerca del profitto fine a sé è contro l’uomo. Non solo contro i malcapitati clienti-viaggiatori, ma alla fine anche contro l’uomo che ha progettato, finanziato e costruito.
L’abilità umana che valuta, soppesa, delibera e comanda la scelta di un mezzo piuttosto che un altro si chiama prudenza. In particolare questa virtù pervade tutti gli ambiti delle azioni umane perché commisura e proporziona i mezzi che ho a disposizione con l’obiettivo che mi sono prefisso.
Ognuno di noi, se ha a cuore il buon vivere in comune, non potrà non avere come obiettivo fondamentale non solo il rispetto della propria persona e dell’altro, ma anche l’amore di amicizia e la solidarietà verso l’altro, altrimenti la convivenza civile degraderà in barbarie.
Ideare e finanziare progetti per la costruzione di grattacieli-natanti risponde all’obiettivo del profitto, e non alla tutela e al benessere della persona umana. È la stessa logica del progetto che è contraria all’uomo, e in particolare alla prudenza, mettendo gravemente a rischio la vita di migliaia di persone senza un motivo altrettanto grave.
Ammessa anche la colpevolezza del comandante della Concordia, la responsabilità prima risiede nella fase della progettazione e del relativo finanziamento. È in questa fase iniziale che ci sono stati l’errore e la colpa contrari all’uomo ed è da questa fase progettuale che l’errore e la colpa si sono estesi fino al disastro che è evidente a tutti.
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Nella foto: i naufraghi della Costa-"Concordia".
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Nella foto: i naufraghi della Costa-"Concordia".
