Lo scorso 23 novembre a Milano, Fondazione “Cesare Pozzo” per la Mutualità ha organizzato un incontro per la presentazione del volume: "Volontariato e mutua solidarietà. 150 anni di previdenza in Italia", curato dal prof. Gianni Silei, docente aggregato di Storia contemporanea all'Università di Siena.
Il volume raccoglie - ampliati ed integrati - gli interventi del Convegno di studi: “Volontariato e mutua solidarietà”, svoltosi a Firenze, in Palazzo Vecchio nel novembre del 2010 e intende proporre, da prospettive metodologiche diverse, alcuni piani di lettura del caso nazionale italiano che vanta una tradizione ampia e radicata nel territorio figlia da un lato della secolare iniziativa delle istituzioni religiose e dall'altro, soprattutto dopo il tramonto delle organizzazioni di mestiere e con l'emergere di un moderno sistema economico capitalistico, del fenomeno del mutuo soccorso.
“Alla luce del 150esimo anniversario dell'unificazione - ha detto il prof. Silei - evento che rese cruciale, tra le altre, la questione della difficile riorganizzazione ed omogeneizzazione delle politiche assistenziali varate dagli antichi Stati italiani e nel contempo il problema dei rapporti tra i soggetti tradizionalmente operanti in questo ambito e lo Stato, il mio contributo presenta una sorta di bilancio e, nello stesso tempo, apre al confronto sul futuro dell'azione volontaria e di una sua possibile integrazione con le istituzioni e le politiche di welfare, forse la sfida più importante sulla quale saranno chiamati a misurarsi tutti i più avanzati sistemi di protezione sociale occidentali.
In un contesto caratterizzato da una crisi del welfare che si trascina dagli anni settanta del novecento, una possibile risposta al declino degli istituti previdenziali e di protezione sociale potrebbe essere la ripresa, sotto nuove forme, di quelle associazioni di mutuo soccorso e volontariato che hanno preceduto la nascita dello Stato sociale in Italia come in altri paesi occidentali.
In Italia, l'emergere delle prime forme associative risale agli anni successivi al 1848, in seguito ai primi riconoscimenti della libertà di associazione dopo i moti anti-austriaci di quel fatidico anno.”
“Mentre lo Stato liberale - ha proseguito - se ne stava ancora in disparte, disinteressandosi delle più pressanti questioni sociali, l'associazionismo operava in svariati settori, dal credito alla previdenza, dall'educazione all'assistenza sanitaria. La grande guerra e la fine dell'età giolittiana segnarono l'acme del fenomeno. Poi il declino, dovuto, come capita oggi agli istituti “welfaristi”, all'eccessivo aumento delle richieste di assistenza e protezione rispetto alle risorse a disposizione. Il fascismo, mediante il corporativismo e l'istituzione dei grandi enti statali degli anni trenta del novecento, diede il colpo di grazia a ogni forma di associazionismo autonomo.”
“All'inizio del secondo decennio del ventunesimo secolo e nel mezzo di una crisi finanziaria epocale che colpisce le economie più mature (e quindi dotate dei più complessi sistemi di welfare), l'esigenza di una riforma dello Stato del benessere pare ineludibile. Come si comporterà l'associazionismo di fronte al vuoto lasciato dal riflusso e dall'arretramento del settore pubblico? L'organizzazione della società civile riuscirà a lenire il senso di spaesamento e di insicurezza degli individui di fronte ai radicali cambiamenti in atto?”
Questi gli interrogativi posti dall’Autore.
La risposta - aggiungiamo noi - non può che essere contenuta nel ruolo che anche le Società di Mutuo Soccorso possono svolgere in questo àmbito.
Lo si è detto più volte e lo si ripeterà in ogni occasione: mutualità.
Lo si è detto più volte e lo si ripeterà in ogni occasione: mutualità.
Che è impegno civile e solidarietà.
rp
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VOLONTARIATO E MUTUA SOLIDARIETÀ. 150 ANNI DI PREVIDENZA IN ITALIA.
A cura di Gianni Silei.
Piero Lacaita Editore (Vico degli Albanesi, 4 - 74024 Manduria, TA - Tel./Fax 099 9711124), 2011.
Società e Cultura, 71. ISBN 978-88-6582-009-4.
